Plastica differenziata: stiamo migliorando

Plastica differenziata: stiamo migliorando

Buone notizie: in Italia stiamo (lentamente) imparando come si fa la raccolta differenziata. Come si dice a Roma “daje e daje”, alla fine abbiamo capito: plastica, vetro, carta, organico, umido ecc. Ogni cosa sta andando al proprio posto! In moltissimi piccoli comuni (e in alcune zone di quelli più grandi) sta prendendo piede la raccolta porta a porta. Insomma, sta cambiando il vento: la vena ambientalista che è in noi sta uscendo fuori. Certo, non è tutto rose e fiori. Lo smaltimento rifiuti Roma, a Napoli e in altre grandi città rimane un problema non da poco, che non riusciamo a risolvere per due fattori fondamentali: l’inefficienza dei servizi pubblici di raccolta e la nostra inciviltà. Perché diciamocelo, siamo parecchio incivili.

Comunque, dobbiamo dirla tutta: stiamo migliorando! Prendiamoci anche i nostri meriti!

Differenziare la plastica

I dati positivi riguardano soprattutto il riciclo della plastica. Rispetto al 2014, il 2015 appena trascorso ha segnato un +8%. Il servizio di raccolta differenziata della plastica riguarda il 97% della popolazione italiana, ben cinquantanove milioni di persone. Non male, no?

La regione più virtuosa è (come spesso accade) una del Nord: il Veneto, seguito subito dopo dal Trentino. Lombardia e Piemonte seguono a ruota, seguite dalle regioni del Centro. Il Sud è di nuovo in coda alla classifica, ma sta migliorando decisamente: in Campania ogni abitante smaltisce più di sedici chili di plastica all’anno (in Veneto sono 23).

Delle 900.000 tonnellate di rifiuto raccolte nel 2015, quasi la totalità è stata avviata a recupero. Da circa 320.000 tonnellate sono state ricavate energie pulite. 

Proprio sulle rinnovabili e sul petrolio si incentra, oltretutto, il referendum del 17 aprile. Saremo chiamati a scegliere tra un futuro di petrolio e combustibili fossili e uno basato sulle energie pulite: eolica, solare e quant’altro. La domanda del referendum è se vogliamo che, al termine delle concessioni, le attività delle trivelle nel Mar Adriatico si fermino: rispondendo SI’, le compagnie petrolifere dovranno terminare il loro lavoro nel mare non appena scadranno i termini della concessione. Rispondendo NO, potranno continuare a trivellare e a cercare petrolio e niente cambierà.

Ovviamente, dobbiamo essere obiettivi: i risultati sono buoni ma ancora lontani anni luce da quelli di altri Paesi europei, dove le rinnovabili sono una realtà già da anni e le pratiche per una corretta gestione dei rifiuti sono insegnate ai bambini. Ma diamoci fiducia: prima o poi ci arriveremo anche noi.

 

 

 

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