SMALTIMENTO ILLECITO DI RIFIUTI AGRICOLI

Nel settore del riciclo dei rifiuti speciali di plastica non è poi così anormale vedere lo stupore nel volto di amministratori pubblici locali e nazionali, giornalisti (anche del settore), tecnici e semplici cittadini alla notizia che il riciclo dei rifiuti speciali di plastica da superfici agricole è una pratica consolidata …

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Evidenziamo questo post da:

L’imballaggio di plastica secondo CARPI:

SMALTIMENTO ILLECITO DI RIFIUTI AGRICOLI

Nel settore del riciclo dei rifiuti speciali di plastica non è poi così anormale vedere lo stupore nel volto di amministratori pubblici locali e nazionali, giornalisti (anche del settore), tecnici e semplici cittadini alla notizia che il riciclo dei rifiuti speciali di plastica da superfici agricole è una pratica consolidata per le aziende italiane che si occupano del riciclaggio della plastica.

Nonostante il riciclo di teli agricoli, sacchi, fusti ed altri prodotti impiegati in agricoltura da alcune notizie di cronaca si può intuire che l’abbandono di rifiuti speciali di plastica da agricoltura sia una pratica ancora diffusa. Ne è un esempio quello che è accaduto nella zona Coldifico di Sassoferrato alcuni giorni fa. A seguito di continue indagini della Forestale sugli abbandoni di sacchi in plastica di sementi, fertilizzanti, riempiti di resti di animali selvatici, 7 imprenditori agricoli sono stati multati.
O.R., l’agricoltore denunciato, titolare di un’impresa individuale agricola, è risultato produttore e detentore di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività agricola,che non potevano però essere abbandonati come rifiuti urbani.

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Falò di rifiuti agricoli


La pratica dell’incenerimento a cielo aperto, come l’abbandono di rifiuti speciali di plastica da parte di imprenditori agricoli è una pratica purtroppo ancora diffusa in alcune parti della nostra penisola. Questa tendenza rappresenta un serio spreco di risorse economiche più che ambientali. Visto da un punto di vista industriale, infatti, i rifiuti speciali di plastica non pericolosi, come nel misfatto di Sassoferrato, avrebbero rappresentato una materia prima da immettere nuovamente nel mercato della trasformazione dei polimeri in prodotti finiti.

Per questa notizia ringraziamo:

L’imballaggio di plastica secondo CARPI

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