IMBALLAGGI DI PLASTICA: VISIONI CONTRAPPOSTE

Il comparto degli imballaggi in plastica regge alla crisi e conferma i buoni risultati operativi degli anni precedenti. Il riciclo, poi, si rivela vincente anche in periodo di crisi perché produce valore: sono 96,6 milioni di euro i ricavi derivanti dalla vendita alle imprese di riciclo dei rifiuti selezionati a valle …

IMBALLAGGI DI PLASTICA: VISIONI CONTRAPPOSTE

Un interessante articolo via:

L’imballaggio di plastica secondo CARPI:

IMBALLAGGI DI PLASTICA: VISIONI CONTRAPPOSTE

Il comparto degli imballaggi in plastica regge alla crisi e conferma i buoni risultati operativi degli anni precedenti. Il riciclo, poi, si rivela vincente anche in periodo di crisi perché produce valore: sono 96,6 milioni di euro i ricavi derivanti dalla vendita alle imprese di riciclo dei rifiuti selezionati a valle della raccolta differenziata (30% dei ricavi complessivi), con un calo del 17,4% rispetto al 2011, causato dalla contrazione dei prezzi nella difficile congiuntura vissuta dalla stessa industria del riciclo.
Riciclare i rifiuti di plastica, oltre a creare ricchezza, consente di evitare costi di smaltimento: nel 2012 più di 36 milioni di euro di questi costi, infatti, sono stati evitati alla collettività generando un beneficio netto complessivo pari a 245 milioni di euro.
Se il riciclo e la raccolta di rifiuti di plastica non sembra sentire fortemente la crisi economica come altri settori chiave dell’industria italiana, lo stesso non si può dire per l’industria di produzione degli imballaggi.

IMBALLAGGI DI PLASTICA: VISIONI CONTRAPPOSTENel 2012 sono state utilizzate per la produzione di imballaggi plastici in Italia poco meno di 2.8 milioni di tonnellate di polimeri vergini. I quantitativi aumentano di circa un milione se vengono compresi additivi, plastiche da riciclo e altri materiali. Questi dati vanno a confermare la generale crisi manifatturiera italiana che nello stesso anno va a registrare un ulteriore -6,3%. Le cause imputabili sembrano essere la perdita di competitività, alta tassazione, inefficienze strutturali del “sistema Italia” e debito pubblico. Refoli di crisi spirano anche nella solida economia tedesca, con un cambio di segno – nel settore manifatturiero – particolarmente significativo nel quarto trimestre del 2012. E’ presto per parlare di crisi, ma certo gli indicatori non sono positivi.
La produzione di materie plastiche in Germania è scesa l’anno scorso del 3,4% a 19,5 milioni di tonnellate, secondo quanto riferisce la sede tedesca di PlasticsEurope, federazione europea delle aziende del settore.
Il giro d’affari è invece sceso solo di mezzo punto percentuale a 25,1 miliardi di euro, in parte a causa della flessione del mercato interno (-0,2%), dove il fatturato ha toccato 10,9 miliardi di euro. Le vendite all’estero si sono fermate a 14,2 miliardi (-0,8%). L’occupazione è scesa dell’1,8% – per un totale di 37.200 addetti – mentre i prezzi hanno mostrato una crescita media nel periodo del +2,9%.
La bilancia commerciale delle materie plastiche tedesche si conferma positiva, con un surplus di 3,7 milioni di tonnellate, pari a 7,9 miliardi di euro. Ciò grazie ad un export 12 milioni di tonnellate (22,5 miliardi euro in valore), cresciuto dello 0,5% in volume, e importazioni per 8,3 milioni di tonnellate (14,6 miliardi di euro), scese invece dello 0,4%. L’Unione Europea resta per i produttori tedeschi di plastiche il principale mercato estero, con oltre il 70% di export (contro l’87% delle importazioni): i principali paesi di destinazione sono Italia, Francia, Polonia e Benelux.
Per quanto concerne la destinazione delle plastiche trasformate nel paese, al primo posto spicca l’imballaggio con il 35%, seguito da edilizia e costruzioni con il 23% del totale. L’auto assorbe invece circa il 10% dei volumi trasformati e il comparto elettrico elettronico un ulteriore 6%.
Le stime per il 2013 indicano una lieve ripresa dei volumi produttivi, attesi in crescita dell’1,5%.

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L’imballaggio di plastica secondo CARPI

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