EUPC CHIEDE MESSA AL BANDO DEGLI OXO

La plastica degradabile o oxo-degradabile è una normale resina – tipicamente polietilene – additivata con sostanze che inducono la rottura della catena molecolare favorendo la frammentazione e successiva biodegrazione del polimero. Il processo avviene in tempi più lunghi (da qualche mese a qualche anno) rispetto a quelli fissati dalla norma EN 13432 …

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L’imballaggio di plastica secondo CARPI:

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La plastica degradabile o oxo-degradabile è una normale resina – tipicamente polietilene – additivata con sostanze che inducono la rottura della catena molecolare favorendo la frammentazione e successiva biodegrazione del polimero. Il processo avviene in tempi più lunghi (da qualche mese a qualche anno) rispetto a quelli fissati dalla norma EN 13432 sulla biodegradabilità e compostabilità degli imballaggi (90 giorni), ma inferiori a quelli “naturali” del materiale (decine o centinaia di anni).
Questa soluzione, declinata in prodotti differenti con diversa efficacia, ha avuto particolare successo in Italia nella produzione di shopper, per aggirare il divieto alla commercializzazione di sacchi non biodegradabili prima che, con l’ultimo decreto legge, il Governo fissasse lo standard EN 13423 come criterio per la biodegradazione.
Una seconda bordata agli oxo-degradabili è arrivata nei giorni scorsi dall’Assemblea annuale di EuPC, la federazione europea delle aziende che trasformano materie plastiche: sulla scorta di alcuni test condotti l’anno scorso, l’associazione ha chiesto di separare dal circuito di raccolta dei rifiuti plastici quelli in plastica degradabile e di mettere al bando i cosiddetti oxo-frammentabili. Questi materiali, già in percentuali intorno al 2% del peso dei rifiuti plastici avviati a riciclo, provocherebbero un elevato scadimento dei film estrusi con polietilene rigenerato.
EuPC afferma di aver condotto attraverso dei laboratori indipendenti 3.740 misurazioni su film ottenuti da 17 diverse miscele di rifiuti plastici. I risultati, secondo EuPC, mostrano chiaramente che già a partire da una concentrazione del 2% di plastica oxo-frammentabile nei rifiuti plastici avviati a riciclo si incomincia a notare un effetto estetico sul film, che ne comprometterebbe la qualità.
Lo studio sta proseguendo per valutare l’impatto sui film di altre bioplastiche presenti sul mercato “in modo da chiarire questa situazione ambigua”.
Sempre secondo EuPC: “Le plastiche oxo-frammentabili non hanno un effetto ambientale positivo sugli attuali flussi dei rifiuti e andrebbero quindi vietate in Europa”. Per la stessa ragione, plastiche degradabili e biodegradabili andrebbero raccolte in maniera differenziata per non inquinare la filiera del riciclo meccanico.

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L’imballaggio di plastica secondo CARPI

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